Ci dispiace, ma non è “Montessori”!

Negli ultimi anni sta avvenendo nel nostro Paese una ri-scoperta dell’opera pionieristica di Maria Montessori.

Da un lato questo fenomeno è straordinariamente positivo, dato che il suo messaggio potrebbe davvero consentire quei cambiamenti nell’approccio all’educazione e alle questioni sociali necessari a risolvere molti dei grandi problemi del mondo odierno. Allo stesso tempo, a sollevare dubbi sono le modalità con cui tale riscoperta sta avvenendo.

Il rischio è che si scada nella “moda” e che questa straordinaria quanto complessa opera venga del tutto snaturata, se non strumentalizzata, per il tornaconto di pochi.

Si dice che il Montessori sia per tutti i bambini ma non per tutti gli adulti. Ciò è vero nella misura in cui abbracciare questa visione non significa solo comprare qualche materiale con su scritto “Montessori” o creare un ambiente con mobili a misura.

Per essere insegnanti, educatori e genitori montessoriani è necessario molto studio e grande volontà di lavoro su se stessi.

Amore e conoscenza scientifica e puntuale del bambino, dei suoi bisogni e di cosa egli necessita per poter crescere sono gli elementi fondanti l’educazione come aiuto alla vita.

Si tratta solo di un piccolo orientamento, speriamo utile, per acquisire alcuni strumenti pratici per distinguere ciò che effettivamente può essere una valida risorsa per il vostro bambino da ciò che, invece, è forse più trendy che funzionale.

IL BARATTOLO DELLA CALMA

Nel tempo sono state prodotte innumerevoli varianti di questo fantomatico oggetto calmante: il barattolo della calma, lo spruzza-calma…

Nella versione più semplice si tratta di un piccolo barattolo in vetro (o plastica… sigh) riempito con una miscela di acqua calda, glitter, colla o gel per capelli.

L’effetto che si ottiene è alquanto ipnotizzante e, per questo, efficace!

Il bambino è agitato? Offriamogli il barattolo e in poco tempo ritroverà la tranquillità. Apparentemente, almeno.

La verità è che questo oggetto può essere considerato, al massimo, un palliativo. Esso pone fine alla manifestazione del disagio ma, al pari di altri strumenti e pratiche (dallo ‘schiaffo educativo’ al time out..) non aiuta il bambino ad individuare e ad affrontare la causa di quel disagio.

Per questo tale prodotto non può definirsi una proposta associabile al pensiero montessoriano.

Il bambino ha bisogno di una guida che lo sostenga nei momenti di difficoltà e di lavori interessanti che lo aiutino a ritrovare la stabilità mediante la concentrazione.

OGNI GIOCO IN LEGNO

Il legno è un materiale fantastico. Preferirlo alla plastica è un vero e proprio dovere educativo, non solo per questioni più ampie di natura ambientale ma anche perché esso offre una varietà di esperienze sensoriali, impensabili mediante la prima.

Ciò non vuol dire che ogni gioco in legno sia, in virtù di questo, montessoriano.

Se, ad esempio, la proposta in questione è incapace di isolare le qualità (è ricca di luci, suoni, colori od odori diversi allo stesso tempo), non consente l’esercizio autonomo da parte del bambino o non permette di lavorare su una singola abilità alla volta, allora di certo non la si potrà dire concorde alla pedagogia montessoriana. Così come il rispetto del principio di realtà dell’azione richiesta dal gioco o dell’immagine ,prerequisito Montessoriano per una corretta analisi della realtà stessa.

Perché? Perché essenzialmente attività di questo tipo non corrispondono al modo in cui ‘funziona’ la mente del bambino.

Egli ha bisogno di risposte isolate, rispondenti alla realtà  e progressive ai suoi bisogni di crescita e di sviluppo delle funzioni. Ha necessità di ordine e di strumenti che gli consentano di classificare le impressioni provenienti dall’esterno.

Non solo i materiali sensoriali di sviluppo (che sono materiali scientifici, esatti e che per questo andrebbero lasciati alle scuole a meno che non si possieda la preparazione adeguata per il loro utilizzo), ma anche le proposte più semplici richiedono esattezza, leggibilità ed essenzialità.

Solo così il bambino potrà realmente fare da solo e trarre da quel lavoro il necessario per il proprio accrescimento.

“PANNELLI MONTESSORIANI” E I QUITE  BOOK

I pannelli multiattività nascono negli Stati Uniti con il nome di Busy board, letteralmente “bacheca indaffarata”.

Si tratta di un pannello di legno di medie dimensioni sul quale vengono fissati i più differenti oggetti: dalle lampadine alle chiusure a zip, dagli xilofoni alle calcolatrici, dai chiavistelli per porte ai campanelli per le biciclette.

I Quite book (letteralmente “libri della calma”), sulla stessa stregua, riuniscono in un unico libro, di stoffa o simile, diverse attività.

L’idea di fondo è quella di offrire al bambino un ricco concentrato di proposte che lo tengano occupato e lo aiutino a sviluppare la motricità.

Perché attività di questo tipo non sono Montessori?

In realtà è già lo stesso nome a cozzare con i principi montessoriani. Il bambino non ha alcun bisogno di “essere intrattenuto” o “tenuto occupato”. Il gioco non è per il bambino un mero passatempo ma un’attività nobile e degna del più profondo rispetto. Il gioco è lavoro e il bambino ha bisogno di risposte, non di stimoli.

Per potersi polarizzare efficacemente l’attenzione ha bisogno di oggetti adeguati e, soprattutto, isolati. Una proposta che richiede l’esecuzione di attività tanto diversificate in uno stesso gioco si configura come un ostacolo più che come un aiuto all’instaurarsi della concentrazione.

Di fronte a queste proposte il bambino si confronta con oggetti e materiali che stimolano simultaneamente più sensi e che richiedono lo svolgimento di azioni con vari livelli di complessità, difficilmente tutte adeguati alla situazione che il bambino vive in quel momento.

In due parole: sovrastimolazione e frustrazione.

Qual è allora la soluzione?

Osservate il vostro bambino e tentate di interpretare quale sia l’attività più in grado di rispondere ai sui bisogni attuali. Se, ad esempio, vi sembra interessato all’azione di aprire e chiudere, potete costruire con poca spesa dei singoli, piccoli, pannelli (in legno o compensato) ognuno con una sola chiusura.

In questo modo il bambino potrà concentrare la propria attenzione in maniera funzionale e ripetere l’attività senza distrazioni fino a quando il suo bisogno interiore non sarà pienamente soddisfatto.

LE PARETI TROPPO DECORATE

Mi è capitato più volte di leggere online post di presentazione di camerette ‘montessoriane’ aventi pareti decorate con mille adesivi, scritte, pitture murali di vario genere dai colori sgargianti…

Per quanto nel nostro immaginario adulto tali decorazioni possano apparire meravigliose, non dimentichiamo che per il bambino estetica ed essenzialità vanno di pari passo.

Per essere bello un ambiente non necessita del troppo, ma del giusto. Non a caso si dice che: “Il troppo stroppia”!

Per Maria Montessori l’ambiente doveva contenere il “necessario sufficiente” per i bisogni dei bambini.

Bastano pochi elementi scelti con cura, dalle forme delicate e dai colori adatti.

Ai molti poster o adesivi preferite poche opere d’arte o rappresentazioni della natura e del mondo animale da ruotare con il passare del tempo ed il mutare degli interessi.

Appendendo queste poche e selezionate proposte all’altezza dello sguardo del vostro bambino non solo renderete più ordinato ed esteticamente curato l’ambiente ma nutrirete in maniera indiretta anche il suo senso del bello e la sua capacità di osservazione: in molte occasioni Montessori ci descrive nei suoi testi bambini rapiti nell’osservazione dei dettagli più minimi delle grandi opere classiche.

IL “CESTO MONTESSORIANO”, IL “CUBO MONTESSORI”…

…E chi più ne ha, più ne metta!

Capita spesso di leggere sul web di proposte e materiali provenienti da altri filoni teorici e di lavoro integrati in ambienti montessoriani.

Molte proposte, come ad esempio il Cesto dei tesori ed il Gioco euristico (ideati dalla psicopedagogista inglese Elinor Goldschmied) o i materiali per la motricità libera di Emmi Pikler, si coniugano senza dubbio efficacemente con i principi montessoriani.

Se e come effettuare tale integrazione dovrebbe però essere deciso dal singolo adulto (o èquipe educativa nel caso di una struttura), evitando altrimenti di mescolare in maniera confusa (e talvolta controproducente) i diversi approcci.

Preferire una proposta ad un’altra richiede una conoscenza e uno studio adeguate di entrambe. Facciamo, allora, il possibile per evitare confusione e chiamiamo le cose con il loro nome.

LA TORRE DELL’APPRENDIMENTO, LA BALANCE BOARD, LA RAINBOW ROCKER

Questi giochi non trovano appartenenza nella Pedagogia Montessori nè nelle ricerche Montessori attuali.

La torre dell’apprendimento nasce per consentire al bambino di salire al livello del lavoro dell’adulto e poter cucinare o collaborare con lui nel suo piano di lavoro.

La rivoluzione che il pensiero montessoriano ha portato sta nel dare il mondo al bambino a sua misura: ecco che l’adulto si abbassa alla sua altezza, osserva dalla sua prospettiva, condivide il suo piano di lavoro consentendogli un ambiente proporzionato.

Questo fare porta negli adulti una nuova visione e un’inedita responsabilità, quella di co-costruire insieme ai bisogni del bambino una nuova prospettiva culturale che lo includa.

Qualora fosse necessario al bambino salire al piano dell’adulto questo dovrebbe essere possibile sempre e ovunque, con una sedia, uno sgabello e solo quando il bambino può padroneggiare con sicurezza questi strumenti. Tempo che il bambino saprà riconoscere. Prima la necessità è che la casa sia a sua misura ed egli possa agirla.

La balance board e la rainbow rocker, per quanto proposte interessanti sono multiscopo e non rispondenti ai principi di isolamento di una qualità,  principio di realtà…

IN CONCLUSIONE

Districarsi tra le proposte studiate e sperimentate da Maria Montessori e nella Pedagogia Montessori da ricercatori e studiosi della materia oggi non è cosa semplice.

Il bambino viene nuovamente offeso e oltraggiato da proposte volte a guadagnare sulla fragilità dei neogenitori che per i propri figli, giustamente, vorrebbero fare bene.

Come scegliere?

Ricordiamo che la pedagogia Montessori parte dal principio che l’educazione è una rivoluzione economica e dunque possibile per tutti. Non c’è bisogno di possedere case enormi per contenere così  tanti oggetti, spesso grandi e ingombranti, spendendo cifre importanti.

Quello che dobbiamo costruire è solo uno sguardo nuovo, uno sguardo che parta dal bisogno del bambino di sentirsi riconosciuto nelle sue necessità profonde che cambiano insieme a lui. Riconoscerlo e consentirgli di autodeterminarsi fino ad autoregolarsi è il cambiamento culturale che questo mondo attende.

In questa visione, costruire un ambiente a sua misura che possa essere come la nostra casa solo più piccolo dove consentirgli di sperimentare la realtà che lo circonda all’interno di una relazione piena di amore.

Per riconoscere i complessi e niente affatto scontati bisogni dei bambini c’è bisogno di sole 3 cose: conoscenza, creatività e amore.

Conoscere l’universo mondo dei bambini vuol dire dedicarsi a conoscere, dare una parte del proprio spazio interiore al bambino che è arrivato, uno spazio fatto di consapevolezza. Come per usare una Smart Tv abbiamo bisogno di studiare le istruzioni, così per aiutare i bambini ad essere evolutori del mondo qualcosina è necessario leggere.

La creatività è quella capacità che ci consente di creare occasioni per le necessità sempre nuove del bambino, di costruire possibilità a misura di bambino. È quella capacità che ci fa trasformare oggetti di uso comune in Aiuti allo sviluppo.

L’amore di cui chi educa prevede un riscoprirsi dentro (o vivere appieno) le connessioni tra le parti di questo mondo in cui ognuno è indispensabile, unico, insostituibile e fondamentale. Questo amore ci consente una visione vasta del possibile, tanto grande da comprendere ogni uomo, ogni donna, ogni bambino e ogni parte del cosmo nella relazione che gli consente vita a partire dalla relazione con il proprio grembo creatore da dove la vita ha origine.

È semplice educare?

Sì, se siamo innamorati della vita e pronti a vedere possibilità di felicità.

No, se cerchiamo facili soluzioni magari belle e pronte da acquistare.

Speriamo che questa (essenziale) riflessione abbia potuto offrire almeno un orientamento a chi (genitore e/o educatore), oggi, tenta di districarsi nel complesso orizzonte delle proposte educative alla prima infanzia.

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